Gruppi di continuità: dimensionarli senza sprecare
Sovradimensionato costa e non serve. Sottodimensionato si spegne quando serve. Come si calcola davvero.
Il gruppo di continuità è l'apparecchio che si compra una volta e si dimentica, finché non manca la corrente. È anche quello che viene dimensionato più a caso.
A cosa serve davvero
Non a lavorare per ore senza corrente: a spegnere ordinatamente. Nella maggior parte degli uffici bastano dieci o quindici minuti di autonomia, il tempo di salvare, chiudere i programmi e spegnere senza perdere dati o rovinare i dischi.
Chiedere autonomie di un'ora significa moltiplicare il costo per servire uno scenario che quasi mai si verifica.
Come si calcola
- Sommate l'assorbimento reale degli apparecchi da proteggere, in watt.
- Aggiungete un margine del 30% per l'invecchiamento delle batterie e futuri ampliamenti.
- Verificate l'autonomia dichiarata a quel carico, non al carico minimo: le schede riportano curve diverse, ed è lì che si sbaglia.
Cosa collegare e cosa no
Vanno protetti server, apparati di rete, telefonia e le postazioni critiche. Non vanno collegate stampanti laser: assorbono moltissimo all'accensione del fusore e fanno intervenire la protezione del gruppo.
La parte che tutti dimenticano
Le batterie si esauriscono in tre o quattro anni, e un gruppo di continuità con le batterie morte è un adattatore costoso. Serve un controllo periodico e la sostituzione programmata. Molti apparati sanno mandare un avviso via rete: vale la pena configurarlo, altrimenti la scoperta arriva nel momento peggiore.
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