Penali e inadempimenti: cosa rischia davvero un fornitore
L'importo delle penali è quasi sempre trascurabile. Quello che pesa è un altro, e conviene saperlo da entrambe le parti.
Chi acquista lo chiede raramente, e chi fornisce spesso non lo sa: cosa succede esattamente se una fornitura arriva in ritardo o incompleta.
Quanto costano le penali
Le Condizioni Generali del bando «Prodotti» prevedono all'articolo 12 una penale pari all'uno per mille al giorno del corrispettivo della fornitura inadempiente, con un tetto complessivo del dieci per cento dell'importo del contratto — il venti per cento per i contratti finanziati con fondi PNRR o PNC.
Su una fornitura da 400 euro fanno quaranta centesimi al giorno. Anche su una da 40.000 euro, il tetto è 4.000. Non è quello il deterrente.
Quello che pesa davvero
Il rischio serio è la risoluzione del contratto. L'articolo 14 la prevede in una serie di casi, fra cui il mancato rispetto del termine di consegna che si protragga oltre venti giorni, e il raggiungimento del tetto massimo delle penali.
Una risoluzione per inadempimento non finisce lì: viene comunicata e annotata, e può essere valutata come grave illecito professionale nelle procedure successive. Per un'azienda che vive di forniture pubbliche è incomparabilmente più grave di qualunque penale.
Il termine che quasi tutti si perdono
Quando arriva una contestazione, il fornitore ha cinque giorni per comunicare le proprie deduzioni. Se non risponde, o risponde tardi, le penali si applicano d'ufficio dall'inizio dell'inadempimento.
Il consiglio, valido per entrambe le parti: rispondere sempre per iscritto ed entro il termine, anche solo per dire «provvediamo entro il giorno X». Cambia la posizione, e nella gran parte dei casi chiude la questione.
E l'altro lato
Per chi acquista vale l'opposto: la contestazione va fatta per iscritto. Una telefonata non fa decorrere nessun termine e non produce effetti.
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